Democrazia partecipata in home page: ecco dove

Democrazia partecipata in home page: ecco dove

È uno dei passaggi meno frequentati della normativa sulla democrazia partecipata, e recita testualmente: tutte le fasi del procedimento, esemplificate in raccolta dei progetti, valutazione, modalità di selezione, esito della scelta e liquidazione delle somme devono essere adeguatamente pubblicizzate sul sito istituzionale dell’ente. Per Parliament Watch Italia (PWI) l’informazione è un elemento così qualificante da essere al cuore di “Spendiamoli Insieme”, il progetto di monitoraggio civico che ha ricercato, estrapolato, pubblicato tutte le notizie raccolte sul web, dal 2016 a oggi. E continua a farlo, giorno dopo giorno.

La democrazia partecipata siciliana, infatti, “vale” attorno ai 4 milioni e mezzo di euro ogni anno nel totale dei territori, è regolata da norme, prevede l’adozione di un regolamento dedicato per ciascuna città, si sviluppa annualmente attorno alla pubblicazione dell’avviso e delle proposte ammesse, all’attivazione delle votazioni e alla notificazione degli esiti, per completarsi con la realizzazione dei progetti “vincitori” e la liquidazione delle somme correlate. E – last but not least – prevede la perdita dei fondi in caso di mancato rispetto della legge.

Per aggiungere un altro tassello alla propria indagine, i ricercatori di “Spendiamoli Insieme” hanno verificato se e come alla democrazia partecipata venga dedicato una sezione informativa ad hoc in home page nei siti web istituzionali dei Comuni. È risultato che ad averlo fatto è stato poco più del 14% degli enti, 56 su 391. Eppure, dal surreale “ricerca defunti” all’ammirevole “beni comuni”, le pagine e sezioni dei siti sono spesso assai numerose.

Non solo. Tra i Comuni c’è discordanza anche sulla denominazione. Non pochi mettono le informazioni sotto la dicitura Bilancio Partecipato (o Partecipativo), altri si riferiscono invece a Democrazia Partecipata (o Partecipativa). Anche questa una frammentazione che rende difficile cogliere l’insieme dei processi, dei fondi e delle azioni.

Tra i Comuni che hanno scelto la dizione Bilancio Partecipato o Partecipativo, per fare qualche esempio, si segnala Campofranco (2832 abitanti, fondi per circa 15 mila euro annui) che ha la pagina in allestimento sul sito comunale e prevede di inserire diverse sottosezioni (Regolamento, Chi può partecipare, Cos’è il bilancio partecipativo, Il calendario degli eventi, Linee guida, Istanza, I Progetti, Scheda progetto). E ancora: Caltanissetta (60294 abitanti, fondi per 40 mila euro annui, circa 10 mila euro “messi” dal Comune in più rispetto a quelli previsti dalla legge) ha nella sezione dedicata del sito istituzionale dell’Ente solo le notizie relative al processo in corso, quello del 2022 (si è arrivati alla fase delle votazioni, concluse a fine settembre, e si è in attesa dell’esito).

Infine, un paio di esempi di sezioni complete e chiare. La prima è la sezione dedicata del sito istituzionale di Militello in Val di Catania (6990 abitanti, fondi attorno ai 20 mila euro con un significativo incremento dalle casse comunali rispetto al minimo previsto per legge che vale circa 7 mila euro) che parte dal 2018, quando, ha adottato il regolamento di democrazia partecipata,  e arriva a oggi, con tutti gli atti e le informazioni (anche se non contiene gli atti di liquidazione effettiva delle somme). La seconda è la sezione dedicata del sito istituzionale di Misterbianco (49307 abitanti, fondi attorno ai 22 mila euro annui) che dal 2017 a oggi pubblica atti e informazioni, suddivise per anno, ma ancora una volta senza i passaggi finali riguardanti la liquidazione delle somme.

Se questi sono i Comuni che hanno in home page Bilancio Partecipato o Partecipativo, sono più numerosi quelli che invece scelgono la denominazione Democrazia Partecipata (o, più raramente, Partecipativa). Tante però sono le sezioni non aggiornate, come quella di Santa Elisabetta (2251 abitanti, fondi per circa 14 mila euro annui) ferma al 2020 o quella di Villafranca Sicula (1369 abitanti, fondi per circa 6 mila euro) ferma al 2019. Tante anche le sezioni che contengono informazioni relative solo ad alcuni anni, come quella di Modica (53658 abitanti, fondi per 35 mila euro annui) che dà informazioni sul 2020 e poi “salta” direttamente al 2022, o quella di Sciacca (39246 abitanti, fondi per circa 14 mila euro annui) che dà notizie esclusivamente sull’ultimo biennio.

A Catania (297499 abitanti, fondi per oltre 200 mila euro annui) succede invece che la democrazia partecipata è una sottosezione della “Stanza del cittadino”, una collocazione logica, ma dentro vi si trovano solo le informazioni relative al 2021, nonostante si stia concludendo in questi giorni il processo 2022.

Infine, tra gli esempi positivi, ecco Cattolica Eraclea (3473 abitanti, fondi annui da 13 mila a 17 mila euro circa), che ha una sezione dedicata sul sito comunale particolarmente ricca, con informazioni dal 2016 a oggi, e Tripi (860 abitanti, fondi annui per 6/7 mila euro), che nella sezione dedicata mette tutto in chiaro dal 2017, anno di approvazione del regolamento, a oggi.

Da segnalare Solarino (7725 abitanti, fondi annui per circa 2 mila euro) che nella sezione dedicata, oltre a dare le informazioni dal 2019 a oggi, pubblica anche una call/spiegazione generale sintetica e coinvolgente: Vai oltre la delega a rappresentarti. Oggi puoi: 1) presentare il progetto per realizzare ciò che più ti sta a cuore; 2) farlo votare dai tuoi cittadini, se è valutato ammissibile; 3) realizzarlo entro l’anno. E il Comune ti rimborsa i costi.

I.C.

Militello in Val di Catania, foto di Masigu, via Wikimedia Commons